Io le mie risorse le avevo
Mi alzavo e facevo il letto. Alla perfezione.
Andavo all’asilo con le mutandine bagnate, tanto asciugavano col tempo.
Il problema era il letto. La sera, col letto bagnato - ma non se ne accorgevano della puzza - dormivo a banana, una volta a destra e una volta a sinistra della macchia. Dopo tre sere, dovevo sopportare le conseguenze. Il letto, non un letamaio, come potrei definirla, quella puzza che mi segue ancora oggi, dire che sapeva di urina non rende l’idea.
E arriva il giorno che mi minacciano, o smettere di farla a letto o andare a scuola con le mutande bagnate in testa.
Certe cose non le sopporto; purtroppo sopporto ancora meno il demonio che esce dal cesso attraverso quel buco che la gente scava, per pisciare, fino al centro della terra.
Il giorno dopo mi controllano:- L’hai fatta a letto! - e corrono le mie compagne a riferire alla suora di turno che fatica a salire le scale fino a quel dormitorio, sotto il soffitto, con le finestre alte da dove non si vedono i soldati.
Lilli l’ha fatta a letto.
- Che si prepari -, ansima la suora.
E le piccole tornano da me: - Devi prepararti, devi prepararti.-
Ci sono poche cose che so, una è che non finirò mai a scuola con le mutande bagnate in testa.
- Io mi preparo ad andare a casa -, dico.
Quale casa Dio solo lo sa, è allo stesso paese ma mia madre è contrabbandiera, magari è a Venezia o a Lugano a comprare sigarette e non c’è.
Ma scendo. Scendo le scale talmente tranquilla che la suora non mi prende sul serio, entro in chiesa e esco dalla porta principale.
E sono fuori. Alle sette del mattino. All’aperto. E’ freddo ma non lo voglio sentire.
Vado a casa. Per strada incontro la donna delle pulizie, sta andando in collegio a lavorare. Guglielmina, si chiama, poveretta.
- Cosa fai? -
- Vado a casa. -
E sono apparentemente così tranquilla che crede debba essere così.
Arrivo. Tutto chiuso. Mia madre sarà a Venezia. La casa non ha campanelli.
Chiamo mamma, ma è un soffio, non mi illudo.
E invece è a casa. Mi sente. Si alza. Dormiva.
Mi fa entrare, mi porta nel letto matrimoniale. Non fa domande. Dice dormi e io dormo.
Le sue braccia sono grasse e sempre fresche, non so come faccia ad averle sempre fresche. Sa di Elisabet Arden.
Due ore dopo, tre quattro mi dice: - Lo sai che devi tornare. -
Lo so, lo so. Lo so che sei una contrabbandiera, che sei in giro per guadagnarti il pane eccetera eccetera, Lo so, ma credimi, non potevo proprio.
Ci scusiamo entrambe con gli occhi.
E finisco di nuovo in collegio. Di mutande bagnate in testa non se parlò più.
...continua




